Nome: Alessia Una che vive sognando, o che sogna per vivere. Perchè la vita senza sogni è una notte di Van gogh senza quei magnifici vortici luminosi. Perchè sognare amplifica, eleva o distrugge, ma non lascia mai spazio all'apatia. Vivo nella notte perchè mi sento un po' parte della penombra, dei sottintesi, delle sfumature, dei chiarori accennati, delle nebbie, del freddo delle piogge e delle nevicate, dei camini accesi e delle confidenze sussurrate discretamente. Amo cosa nasconde il buio perchè amo l'indeterminatezza, che è ciò che più si avvicina alla perfezione. Amo la luna perchè la seguo a ruota nelle sue fasi con la mia volubilità. Sono un'insicura ma anche una persona determinata, un ossimoro vivente. Vivo nel presente, con un piede di troppo arenato nel passato. Ho un debole per le storie tristi. E per concludere.. ritengo che in vita mia le parole più importanti siano sempre state quelle NON dette.
|parole vibranti|
I guess you go too far, when pianos try to be guitars
No sweeping exits or offstage lines
Could make me feel bitter or treat you unkind
Now she’s walking through the clouds
With a circus mind
That’s running wild
Butterflies and zebras
And moonbeams and fairytales
All she ever thinks about is riding with the wind
le sfumature, la poeticità degli attimi che possono cambiare una vita, la malinconia, la determinatezza nonostante le titubanze, i difetti, che sono ciò che ci rende più veri, le debolezze, le fasi lunari, le giornate uggiose, la solitudine quando se ne ha bisogno, i pochi veri amici, l'amore stesso in ogni sua forma e manifestazione, la psichiatria quale profondo metodo indagatore di ciò che si cela dentro la nostra testolina, la cioccolata, i viaggi on the road, gli autogrill,i polsini, i cappelli, il lettore mp3, il pulcione, ossia la mia coperta di linus, l'arte in genere, l'oscurità e tutto ciò che si nasconde in essa in quanto bello, cucinare, in particolare i dolci, il profumo del glicine e del calicantus, il caffè amaro, rubare le bustine di zucchero
|rifuggo|
La noia, le discoteche, il doversi divertire per forza, quasi da copione, la spazzatura venduta per arte, le occasioni mancate, avere mani e piedi ghiacciati, i salutisti integralisti, chi per contro "si butta via", chi vive in una teca e non si sporca le mani nel magma terrestre a contatto con gli altri, l'ipocrisia e la falsità, l'invidia, la banalità, l'essere traditi o delusi da chi meno te l'aspetti, ma sopra ogni cosa l'indifferenza
|tesori cartacei|
Narciso e Boccadoro, Le notti bianche, ragione e sentimento, orgoglio e pregiudizio, il fu mattia pascal, l'educazione sentimentale, le opere della Yoshimoto, il piccolo principe, mrs dalloway, le poesie di ungaretti e baudelaire, wilde, dickens,..
|note incantevoli|
Ancorata al rock malinconicheggiante di moltheni e perturbazione con un affondo nel passato alla de andrè, seguo ogni passo musicale di de gregori e guccini, ascolto tori amos, damien rice, josh groban, ivan graziani, patti smith, janis joplin, carmen consoli, led zeppelin, jimi hendrix, nick drake, che venero ogni giorno della mia vita, nick cave, rolling stones, jeff buckley, pink floyd, pearl jam, velvet underground, nico, marta sui tubi, afterhours, otto ohm, baustelle, alanis morissette, deasonika, giardini di mirò, marlene kuntz, placebo, sigur ros, subsonica, verdena e tanti tanti altri..
|frammenti di poesia|
Nuovo cinema paradiso, Arancia Meccanica, Big Fish, L'Attimo Fuggente, Canone Inverso, Tutto Su Mia Madre, The Dreamers, Il Favoloso Mondo Di Amelie, Before Sunrise, Before Sunset, E.T., la dolce vita, la vita è bella, il posto delle fragole, il settimo sigillo, la morte a venezia, il dottor stranamore, closer, jules et jim, le notti bianche, colazione da tiffany, la sposa cadavere, edward mani di forbice, nightmare before christmas, la vera storia di babbo natale, qualcuno volò sul nido del cuculo, elizabethtown, luci della città, la spada nella roccia, la bella e la bestia, farenheit 451, Zabriskie Point, donnie darko, il cielo sopra berlino, lady in the water, il dolce domani, l'arte del sogno, eternal sunshine of the spotless mind, little miss sunshine, il labirinto del fauno, everything is illuminated
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7.03.2001
Non riesco a tenermi troppo a lungo lontana dalla penna virtuale che rappresenta la tastiera.
Non ce la faccio, e non perché frema all'idea di lasciare su questa pagina un nuovo indelebile segno. Almeno stasera.
E' che ultimamente ho vissuto dentro la mia testa una spietata guerra contro le parole.
Quelle stesse ingarbugliate, vorticose, complesse matasse che ho sempre creduto di amare, delle quali mi sono fatta via via portavoce, che ho elargito con cura e sentimento nel tempo credendovi fino in fondo.
Le mie parole, prolungamenti ideali di pensieri, talvolta irrisori talaltra profondi, rispetto ai quali credo di aver sempre dimostrato coerenza.
Sì, perchè possono non esserlo le sensazioni, possono vacillare i ragionamenti, ma quando do libero sfogo al parlato ciò che ne esce è puro e semplice, è genuino e sentito, è di volta in volta emblema di chi sono. E rispetto a chi sono non ho mai conosciuto dietrofront. Certo, ci sono state evoluzioni. Tutto evolve, tutto muta, ma è mia ferma convinzione che l'essenza stessa dell'individuo, se egli si fa vedere per com'è, se esterna esattamente ciò che prova beh, quella non può cambiare, se non dopo lunghissime e fisiologiche peregrinazioni.
Passano però i mesi, gli anni, e ti accorgi che purtroppo non tutti danno alle parole lo stesso valore. E io mi trovo sistematicamente nella condizione di credere a quel che le mie orecchie captano (o, mi do il beneficio del dubbio, credono di captare) dandolo per assodato, per sentito, per dato di fatto, quando in realtà non sempre è così.
Di questo non posso colpevolizzare nessuno se non la mia ingenuità o il mio eccessivo attaccamento a questi fili verbali, a questi incasellamenti di lettere sparse.
E mi sembra giusto scriverlo, mi sembra giusto annotare questa presa di coscienza, mi sembra corretto inciderla per mezzo dello stesso oggetto del mio tentennamento.
Perchè voglio continuare a fidarmi di ciò che scrivo, voglio potermi rileggere a distanza di tempo e ritrovarmi nelle divagazioni di una sera, desidero fermamente che le mie parole proseguano a tracciare il mio percorso.
Del resto un blog viene scritto proprio con questo scopo. Qui ci sono io e nulla è mai stato cancellato, omesso, insabbiato, riletto a distanza di mesi e parso estraneo. Ogni volta che parlo scendo in campo con tutta me stessa e con la massima trasparenza; tuttavia spesse volte vengo ferita da chi legge nelle mie parole secondi fini che possano nuocergli. E il ferimento deriva dal fatto che mi faccio conoscere a fondo da poche persone, ma rispetto a quelle mi aspetto che capiscano che ogni fine che muove le mie labbra non può essere diretto contro il loro bene. Eppure troppo spesso ho come l'impressione che la gente, avvezza a indagare sul senso ultimo e sul ritorno personale legato ad ogni singola frase, metta di volta in volta automaticamente in dubbio la buona fede del di lei proprietario.
Ma stasera ho anche fatto un'altra cosa, una cosa che mi è costata ma che era doveroso compiere. Mi sono messa davanti a questo schermo e ho aperto qualche cartella per eliminarne il contenuto. E non l'ho fatto con lo scopo di cancellare delle fette di passato rispetto alle quali ancora sento un legame affettivo (in quanto da sempre fortemente attaccata ad ogni ricordo che mi abbia in qualche modo emozionato). L'ho fatto per liberarmi del rancore che certe letture col senno di poi mi avrebbero causato. Una parte di me si è sentita ripetutamente, prevedibilmente stupida, ma un'altra si è sentita bene con se stessa proprio perchè si sentiva stupida. La verità è che non cambierei mai l'ebete che ogni sera guardo allo specchio mentre mi lavo i denti. Né smetterò di credere agli altri col rischio di cascare ancora. E se la guerra alle parole è servita a questo beh, allora uno scopo alla fine dei conti l'ha avuto.
Quindi - definitivamente - tabula rasa. Finalmente serena.
(e adesso si esce a dispensare qualche parola a voce.)
Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poichè le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto. Come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via e potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Quando il segreto rimane chiuso dentro non è per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.
- Stephen King -
E poi arrivi inesorabimente alla terza, e a seguire c'è la quarta, e se sei emotivamente vacillante (e frequenti cattive compagnie femminili) ripiombi nel baratro :D So già che c'è chi m'ucciderà per sta cosa. A volte è solo questione di empatia. La cosa giusta al momento giusto. Quindi non se la prenda nessuno, anche perchè quel che segue è in primis un piccolo capolavoro di video editing. Chapeau.
Il dato di fatto incontrovertibile è che hai DECISAMENTE bisogno di tagliare il cordone ombelicale con sto telefilm (e speri che presto avverrà per cause di forza maggiore). Insomma, le 15 di ogni giorno sarebbe anche ora che tu le passassi altrove - se dio vuole.
Ma nell'attesa è piacevole ricordare cosa ti appassionava quando vivevi da reclusa nutrendoti di Dawson's creek. Buona parte di quel piccolo mondo fatto di divani, patatine, libri, amiche e ossessioni non c'è più, o perlomeno ora ha sembianze diverse. Eppure, quando condividere un semplice programma per adolescenti ti segna a tal punto che ne risenti anche dopo 10 anni suonati, evidentemente qualcosa di buono doveva (e deve) avercelo. Quindi, ora e sempre, è bello (anche se insano) fare una capatina a Capeside.
Sono già passati quattro mesi che sono arrivata qui - continuava Naoko. - Quattro mesi durante i quali ho pensato molto a te. E a furia di pensarci, ho cominciato a rendermi conto che forse non mi ero comportata in modo giusto verso di te. Che avrei dovuto essere più onesta, più responsabile nei tuoi confronti. Ma forse già in questo modo di ragionare c'è qualcosa che non funziona. Prima di tutto una ragazza della mia età non userebbe in questo caso la parola "giusto". Se qualcosa è giusto o non è giusto, in genere non è la prima preoccupazione di una ragazza. Di solito qualunque ragazza preferisce concentrarsi su altri problemi: su cosa è bello, per esempio, o su cosa può renderla felice. "Giusto" è una parola che usano molto di più i ragazzi. Ma in questo momento sento che è la parola che descrive più precisamente quello che mi preoccupa. Forse perchè la ricerca di qualcosa di bello o del modo di essere felice è una prospettiva per me talmente lontana e difficile, che finisco con l'affidarmi ad altri criteri. Chiedermi cosa è giusto, onesto, corretto. Per farla breve, io sento di non essermi comportata in modo giusto nei tuoi confronti, di averti trascinato nei miei problemi e forse anche fatto del male. Trascinando però allo stesso tempo giù in fondo anche me stessa, e facendomi del male da sola. E questo non lo aggiungo per difendermi o per giustificarmi, è la pura verità. Per ogni ferita che io possa averti causato, ne ho causata una uguale a me stessa. Perciò, ti prego, non odiarmi. Io sono una persona imperfetta. Molto più di quanto tu non immagini. E proprio per questo non devi odiarmi. Sspere che tu mi odii mi distruggerebbe. Non sono capace di rinchiudermi dentro un guscio come fai tu, e aspettare che passi. Non so se tu faccia davvero in questo modo, ma è così che io ti vedo. A volte ti invidio per questa capacità, e può darsi che ciò mi abbia portato a coinvolgerti nei miei problemi più del necessario.
In una radura di un boschetto sperduto del bergamasco tra atmosfera hippie, lucine suggestive, danze popolari, furgone con su i musicisti, cibo e bere libero e autoastensione dal ballo (per la salute di tutti).
Nota di colore: la pelle più bianca a sud di Helsinki -.-
Dicono che questa sia la notte delle stelle cadenti e, anche se sopra la mia testa un tetto, qualche nuvola e la razionalità mi separano da loro, credo di avere lo stesso diritto di ognuno di esprimere il mio desiderio.
Più che un qualcosa di esplicabile a parole si tratta di un'immagine. Non ho idea del tempo che è trascorso da quando mi naviga per la mente, più o meno offuscata da altro, ma so per certo che è sempre stata lì in attesa di dissotterramento.
Non la svelerò. Stasera mi basta pensarla così com'è.